Il trionfo del grande mediatore Facebook contro la leggenda del mondo disintermediato

14 MAG 15
Ultimo aggiornamento: 20:04 | 10 AGO 20
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Alla faccia della disintermediazione, Facebook ha lanciato Instant Articles, che in sostanza è un nuovo strato fra le notizie e il pubblico, un nuovo broker fra i giornali e i lettori (si potrebbe dire anche fra l’informazione e i cittadini, volendo buttarla sull’educazione civica). Ma non eravamo nell’èra del collegamento diretto fra utenti e contenuti, senza intermediari che dirottano e inquinano il processo di consumo? Instant Articles dimostra semmai il contrario. E’ la storia di uno dei mediatori supremi della rete, il social di Zuckerberg, che diventa talmente potente da poter dettare le condizioni della distribuzioni delle notizie a chi le produce, e fa una certa tenerezza (paura?) sentire una consulente del New York Times e di altre compagnie che hanno siglato l’accordo ammettere che non c’è alternativa: “E’ lì che c’è l’audience. E’ troppo grande per essere ignorato”. Insomma, il mediatore è il vero vincitore della partita, e ormai gli editori e i giornalisti devono rassegnarsi a “perdere il controllo sulla distribuzione”, come ha detto il direttore dell’Atlantic, che poi significa esternalizzare, subappaltare un servizio a una compagnia che non ha competenze specifiche nel settore, ma ha l’audience e gli strumenti per studiarla e monetizzare. Un terzo degli americani legge le notizie sul newsfeed di Facebook e ora potrà leggere gli articoli delle aziende che hanno aderito all’accordo senza uscire dalla piattaforma. Sarà disintermediato nel senso che in questo rapporto di consumo un soggetto viene meno o passa in secondo piano, ma si tratta di chi produce le notizie, non di chi le distribuisce. Naturalmente ci sono i quesiti più immediati e pressanti su come il social seleziona e mette in ordine le notizie, i dubbi sul fatto che privilegerà i propri partner commerciali in sfregio al mantra della neutralità della rete rispetto ai contenuti, le legittime preoccupazione su un modello di business in cui Facebook può agganciare messaggi pubblicitari ai contenuti prodotti da altri in cambio del 30 (trenta) per cento dei ricavi. Eppure tutto questo è subordinato al concetto del trionfo del mediatore, che ha gli strumenti per propagare quello che i vecchi giornali faticano a vendere. E’ lo stesso principio per cui sempre più alberghi usano la piattaforma digitale e il sistema di pagamenti di Airbnb per vendere i loro servizi. Airbnb non è un operatore alberghiero, così come Facebook non è nel mercato delle news, ma entrambi hanno l’audience e gli algoritmi per studiarla, hanno il potere illimitato e multiforme della mediazione. Il resto conta sempre meno.